Micosi (tigna) nel cane e gatto: ecco la guida definitiva.

micosi cane e gatto

Le micosi sono patologie piuttosto frequenti nei nostri animali domestici.
Possono essere associate a riduzione delle difese immunitarie e sono infettive anche per l’uomo, soprattutto se in condizione di salute non perfetta. Sono quindi una zoonosi.

Ecco perché è necessario conoscerne l’esistenza e cercare di prevenirne l’insorgenza.

Micosi nel cane e gatto: cos’è la tigna?

I miceti, i funghi appunto, sono piccoli microrganismi che vivono sulla pelle dei nostri animali (anche sulla nostra) come commensali, insieme ad altre popolazioni: batteriche, lieviti, virus e altro.

Sono largamente diffusi su tutte le superfici, nella terra e nell’ambiente in generale.
Alcune specie di funghi sono in grado di creare delle lesioni di diversa natura, se l’organismo che li ospita o li incontra si trova in uno stato di salute predisposto.

La malattia che provoca è definita micosi, volgarmente detta tigna.

A seconda della specie di appartenenza i funghi possono nutrirsi di:

  • materiale organico di origine vegetale e animale (saprofiti),
  • utilizzare quello di altri organismi viventi (parassiti) o
  • a condividerlo in simbiosi con essi (simbionti).

Conoscere le loro caratteristiche metaboliche è fondamentale per la loro tipizzazione in sede colturale (quando devi fare una diagnosi in pratica), passo fondamentale soprattutto in casi di recidive o di resistenza al trattamento.

Dermatofiti: i funghi della pelle.

I dermatofiti, cioè i funghi che sono portatori di malattia cutanea, utilizzano la cheratina come “fonte di nutrimento” principale.

Sono quindi definiti cheratinolitici, cioè in grado di degradare la cheratina.

Sono particolarmente resistenti, soprattutto se rimangono attaccati al pelo dell’animale, tanto da poter rimanere vitali per mesi, fino a 12-25 mesi nell’ambiente.

In base all’habitat naturale che prediligono, si distinguono in tre gruppi:

  • geofili: si replicano facilmente nel terreno dove decompongono (nutrendosene) materiale organico proveniente da pelo, squame cutanee, di animali o dall’uomo;
  • antropofili: adattati all’uomo, possono sopravvivere nell’ambiente ma generalmente non vi si replicano, vivendo da parassiti sulla cute umana. Sono difficilmente causa di malattia nei nostri animali domestici;
  • zoofili: sono adattati al mondo animale e sono tutti agenti di zoonosi. Non sono specie specifici, ma hanno un “ospite serbatoio” rappresentato o da una sola specie ( ad esempio il Microsporum canis per il gatto) oppure da un gruppo tassonomico ( ad esempio il Trichophyton mentagrophytes per i lagomorfi e roditori).

Le specie che più frequentemente creano malattia sulla pelle dei nostri animali sono tre:

  • Microsporum canis,
  • Trichophyton mentagrophytes,
  • Microsporum gypseum 

Quali micosi nei nostri animali?

M. canis è il dermatofita zoofilo più isolato nel gatto.

Può essere ritrovato anche nel cane (tra il 70-80% dei casi di dermatofitosi), nel cavallo, in conigli, roditori e in animali selvatici.

Altri funghi, come M. gypseum e T. mentagrophytes, sono più comuni in zone rurali: i cani da caccia e tutti quelli che frequentano boschi e zone di campagna potrebbero essere quindi più soggetti.

T. mentagrophytes è più comune nei roditori ma è stato isolato anche da altri animali come il cane, il cavallo e coniglio.

Incidenza della malattia: dove è presente?

E’ interessante notare che, soprattutto negli ultimi anni si è visto un aumento dei casi di micosi nel cane e gatto.

Quest’ultimo, tra l’altro, potrebbe essere un portatore sano di infezione in quanto spesso, non manifesta alcun segno.

Le zone caldo umide sono quelle preferite dal fungo.

Non si ha però una maggior incidenza di malattia di una zona geografica rispetto ad un’altra.
Ciò che è invece stato osservato nei gatti (in Svizzera) è che quelli che hanno accesso all’esterno e sono in grado di predare piccoli roditori, sono maggiormente esposti al  T.mentagrophytes che risulta quindi essere il fungo maggiormente isolato in caso di malattia manifesta, rispetto invece al M. canis, tipico dei soggetti confinati in casa.

Questo fatto ha maggior rilevanza se si considera che i primi sono fonte di infezione per i proprietari che mostrano segni anche gravi di infiammazione cutanea.

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Micosi: come avviene il contagio?

Le micosi cutanee possono essere contratte per contatto diretto, sia tra animale e animale, che tra animale e l’uomo.

Inoltre la parte infettante, la spora, può permanere vitale anche su:

  • tessuti,
  • guinzagli, 
  • collari,
  • tappeti,
  • giacigli del cane,
  • spazzole da grooming,
  • giochi degli animali,
  • nell’aria,
  • nell’ambiente.

Quindi l’infezione può avvenire anche indirettamente attraverso il contatto con le spore portate da altro materiale.

Come abbiamo già detto inoltre, alcuni soggetti possono essere considerati portatori sani, perché non sintomatici, ma comunque infettanti.

Perché non tutti i soggetti che vengono a contatto con i funghi si ammalano?

La causa principale che porta a infezione micotica è una riduzione delle difese da parte del soggetto, ma ancor di più un disequilibrio della sua flora batterica cutanea.

E’ infatti vero che i funghi sono spesso commensali della pelle. Vivono cioè in uno stato di equilibrio con altri microrganismi viventi.

Questi, non gli consentono di replicarsi in modo esagerato, fornendo quindi una corretta competizione sulla superficie della pelle.

Ma ci sono altri due meccanismi di difesa molto importanti:

  • un meccanismo di difesa di ordine chimico: le ghiandole sebacee producendo il giusto quantitativo di sebo, costituito soprattutto da acidi grassi, forniscono un substrato non idoneo allo sviluppo dei funghi.
    In realtà questa funzione è attuata ancora dai batteri che sono sulla pelle, che degradano e trasformano (attraverso un meccanismo chiamato idrolisi) i trigliceridi in acidi grassi, potenti antifungini.
  • un meccanismo di tipo meccanico: se la pelle ha il giusto turnover di cellule dello strato corneo, non dà al micete il giusto substrato su cui impiantarsi.

Insomma una pelle sana, asciutta, integra può si ospitare il fungo ma non sarà soggetta ad infezione.

Per creare lesioni, i funghi devono riuscire a superare lo strato corneo e penetrare nel follicolo pilifero o nell’epidermide.

Funghi nel cane e gatto: come avviene la lesione?

I miceti sono in grado di produrre un notevole numero di enzimi che riescono a digerire la cheratina, sostanza che costituisce sia il pelo che la pelle.

Ma è a livello del follicolo pilifero che si instaurano le colonie maggiori di spore.
La produzione di questi enzimi provoca di conseguenza una risposta infiammatoria da parte dell’ospite (l’animale che si è infettato), che quindi richiama il sistema immunitario.

L’infiammazione che si instaura infastidisce il fungo facendo sì che si sposti in modo centripeto, creando le tipiche lesioni circolari.

Se, la risposta immunitaria è corretta, perché l’animale è in buona salute, la lesione fungina è autolimitante e non necessita di interventi.
L’organismo riesce a combattere da solo la malattia e nel giro di qualche settimana riesce a guarire.

Altri animali, però potrebbero avere una risposta esagerata all’infezione, una reazione di tipo allergico, del tutto soggettiva e che può determinare la gravità o meno e differenza di lesioni presenti da un soggetto ad un altro.

Cause di infezioni micotiche nel cane e gatto

Esistono delle condizioni fortemente predisponenti l’insorgenza di malattia conclamata.

Condizioni fisiche generali:

  • i soggetti molto giovani pare abbiano una concentrazione di acidi grassi inferiore nel sebo e quindi sono maggiormente predisposti, così come i soggetti più anziani che hanno un sistema immunitario meno efficiente;
  • malattie debilitanti: la presenza di malattie come l’immunodeficienza felina, triplicano l’incidenza di dermatofitosi nel gatto;
  • malnutrizione,
  • parassitosi intestinali,
  • stress e debilitazione da sovraffollamento: condizione aggravata anche dal fatto che i soggetti sono più a stretto contatto gli uni con gli altri (gattili, canili, colonie);
  • immunodepressione indotta da farmaci: chemioterapia (anche nell’uomo).

A proposito di farmaci che riducono le difese immunitarie, mi preme sottolineare che le terapie cortisoniche sono depressive del sistema immunitario.
La loro somministrazione, provoca un abbassamento delle difese tale da poter scatenare la malattia.

Condizioni della pelle:

  • lesioni cutanee da morso di animali,
  • lesioni da grattamento,
  • ectoparassiti e lesioni indotte dal loro morso.

Condizione igienica del cane può essere un fattore incentivo. Al contrario di quanto si possa pensare un eccesso di igiene è fattore predisponente:

  • i lavaggi troppo frequenti e con prodotti non idonei,
  • utilizzo troppo frequente di salviettine disinfettanti,
  • uso di prodotti che alterano il ph cutaneo ecc.

Condizioni ambientali:

  • la stagione caldo umida aiuta la germinazione delle spore che avviene più favorevolmente in temperature tra i 24 e 30°C;
  • La stagione autunnale è poi quella in cui si riscontra la maggior incidenza.

Pare inoltre ci sia una predisposizione per i soggetti a pelo lungo (Yorkshire Terrier, gatti Persiani).

Sintomi di micosi nel cane e gatto: come riconoscere la tigna?

La malattia può presentarsi in modo piuttosto variabile, a seconda della risposta del soggetto. I segni più caratteristici nel cane sono:

  • perdita di pelo,
  • produzione di scaglie e croste,
  • prurito (non sempre presente).

La lesione tipica è quella di una zona rotonda alopecica, con intorno delle piccole lesioni rappresentate da pustole o papule infiammatorie, ma non sempre si manifesta in questo modo.

Inoltre, se la lesione non è più recentissima, il pelo al centro può ricrescere e rimanere un caratteristico anello senza pelo tutto intorno.

Le micosi nel cane si possono manifestare in tutte le zone del corpo, con localizzazione prevalente sulla testa, naso, labbra, zona intorno agli occhiorecchie (soprattutto il bordo) e parte anteriore del corpo in generale, in numero variabile di lesioni concomitanti.
Solitamente aumentano di numero (se l’organismo non reagisce) a seconda della parte che viene in contatto con la lesione (dalla testa alle zampe se si gratta con esse ad esempio).

Un’altra lesione tipica della micosi  quello in cui si presenta come una zona di infiammazione acuta, edematosa ed umidiccia, che trasuda materiale purulento, in cui si è verificata una compartecipazione di infezione fungina e batterica. E’ sempre piuttosto regolare nella forma rotondeggiante.

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I gatti possono essere portatori sani della malattia anche quando siano stati infetti e poi guariti.

Ci si accorge della presenza del fungo, se il proprietario manifesta sintomi cutanei, nonostante il gatto sia sano.

Non sono infrequenti soggetti con infestazione anche importante di M. Canis totalmente asintomatici.
Se invece la malattia si manifesta,  può presentarsi con estese zone senza pelo, fino a dermatiti anche profonde.

Le zone prevalentemente colpite nel gatto, sono:

  • zona intorno agli occhi,
  • dorso del naso,
  • coda,
  • superficie esterna delle orecchie,
  • margine delle orecchie,
  • parte inferiore degli arti.

Micosi nel cane e gatto: contagio per l’uomo

Scrivo un paragrafo specifico su questo argomento, per spiegare meglio questo aspetto.

I funghi nell’animale come nell’uomo, riescono ad attecchire, crescere e creare danno solo se c’è una situazione predisponente che ne consente lo sviluppo.
Il contagio avviene esattamente come per gli animali:

  • per contatto diretto con l’animale,
  • per contatto indiretto attraverso i tessuti o oggetti contaminati.

La malattia si può manifestare nell’uomo in condizioni di:

  • immunodepressione,
  • soggetti molto giovani non ancora immunocompetenti,
  • soggetti molto anziani immunodepressi,
  • in caso di malattia immunodepressiva (infezioni virali come l’Hiv)
  • per trattamenti immunosoppressivi (chemioterapie, cortisonici e immunosoppressori) e condizioni simili.

La dermatofitosi nell’uomo si manifestano con eczemi e dermatiti, di forma rotondeggiante e possono essere curati attraverso farmaci antimicotici, ad uso topico o sistemico a seconda dell’indicazione medica.

Diagnosi di dermatofitosi

Quando vai dal tuo medico, sarà piuttosto semplice avere una diagnosi anche alla sola vista delle lesioni.

Ciononostante il professionista scrupoloso avrà certamente necessità di confermare il sospetto diagnostico di micosi, attraverso esami piuttosto semplici e per nulla invasivi:

Diagnosi con Lampada di Wood: cos’è?

E’ una lampada a raggi UV che, illuminando il pelo, può mettere in evidenza il 50% delle specie di M. Canis (non delle altre specie) che infestano cani e gatti, grazie alla loro capacità di luminescenza.
Bisogna fare attenzione a ciò che si guarda però: solo le luminescenze attaccate al pelo, sono indicative di micosi, tutto il resto invece non fa parte della malattia.

Come interpretare l’esame?

Se la luminescenza è su tutto il pelo, si tratta di una lesione recente, mentre è in via di guarigione in quel punto, se il colore è visibile solo nella parte più bassa del pelo.

Attenzione ai falsi negativi o falsi positivi.
L’assenza o presenza di fluorescenza potrebbe essere legata alla somministrazione di farmaci che interagiscono inducendo o eliminando la reazione alla luce.
Inoltre l’assenza di risposta potrebbe essere imputabile alla presenza di fungo diverso dal M. Canis.
Quindi, in presenza di lesione e assenza di reazione alla lampada, c’è necessità di effettuare altri controlli.

Altri esami diagnostici per le micosi

Nel dubbio o per conferma diagnostica è sempre utile effettuare anche altri esami, che possano mettere in evidenza il fungo, sia microscopicamente, che macroscopicamente.

Osservazione di materiale al microscopio.

Si potrà quindi fare un prelievo di peli nella parte più periferica delle lesioni, dove presumibilmente sono più presenti i funghi e poi, opportunamente trattati, si osservano al microscopio.

Anche attraverso lo scotch test i peli possono essere prelevati ed osservati al microscopio.
Un a piccola porzione di peli viene fatta aderire a del semplice scotch trasparente e poi, dopo aver messo dei reagenti, si poggia su un vetrino e si osserva al microscopio.

Coltura di materiale.

Il test in assoluto più sicuro è l’effettuazione di un prelievo di peli da mettere in coltura.
Il fungo impiegherà dai 7 ai 45 giorni, a seconda della specie a crescere e poi potrà essere tipizzato in base alla forma e caratteristiche che presenta oltre a poter poi essere osservato microscopicamente .

micosi nel cane coltura fungina
Test dermatofiti: presenza contemporanea di Microsporum Gypseum e Alternaria spp

Micosi del cane e gatto: quali i rimedi?

Per quanto riguarda il trattamento è utile ricordare che spesso la remissione dei sintomi avviene spontaneamente nel giro di circa 3 mesi, se il soggetto è sano e le lesioni non sono generalizzate. 
I cani e gatti a pelo corto sono facilitati in questo.

In cani e gatti a pelo lungo e in caso di infezioni in più zone del pelo, il trattamento è assolutamente necessario e non sempre facile da approntare.

Trattamento topico o sistemico?

In caso di tigna, i farmaci ad uso sistemico (per bocca) hanno efficacia solo fino al follicolo pilifero, non potendo quindi raggiungere i funghi presenti sul pelo.
Ecco perché sono utili ma solo in combinazione con un trattamento locale che può essere effettuato sia attraverso pomate e unguenti, che attraverso shampoo e spugnature totali da effettuare a cadenza bisettimanale.

La necessità di tosare il pelo (completamente o solo localmente) è dibattuta e non tutti sono concordi con la sua applicazione, soprattutto per la possibilità che la pelle possa subire traumatismi durante l’operazione, aggravando di fatto la situazione.

Farmaci per bocca per la micosi nel cane e gatto.

Per quanto concerne i principi attivi, esistono molte molecole con azione antifungina per via sistemica:

  • Itraconazolo: è il farmaco di prima scelta avendo buona efficacia e persistendo per 2-4 settimane dopo la sospensione della terapia.
    Pochi gli effetti collaterali (anoressia).
    Va somministrato durante il pasto per consentire il miglior assorbimento.
    E’ l’unico registrato per uso veterinario.
  • Terbinafina:  agente fungicida particolarmente efficace, non è registrato per uso veterinario
    Il farmaco si accumula in concentrazioni elevate nel sebo, nello strato corneo e nei follicoli piliferi, dove persiste in concentrazioni terapeutiche efficaci anche dopo 2-3 settimane dalla sospensione della somministrazione (Noli e Scarampella, 2002)
  • Chetoconazolo: per gli effetti collaterali importanti sul metabolismo andrebbe evitato.
  • Griseofulvina: può avere effetti collaterali come vomito e diarrea, soprattutto nel gatto. 
    Ha azione fungistatica e quindi serve per inibire la crescita del fungo, senza riuscire a debellarlo. 
    Può essere somministrato in caso di sistema immunitario efficiente.
    La griseofulvina è fortemente teratogena (cioè provoca malformazioni nel feto), pertanto non va mai somministrata nei primi due terzi di gravidanza; inoltre, non andrebbe utilizzata nelle prime 6-7 settimane di vita.
    Può dare gravi forme di anemia aplastica nel gatto (Chermette et al, 2008).


Farmaci uso topico per la micosi nel cane e gatto.

I principi attivi che sono risultati maggiormente efficaci sono:

  • Enilconazolo: da studi effettuati in vivo, è stato valutato come unico farmaco per l’infezione da M.canis.
    Già dopo 5 settimane dall’inizio della terapia l’esame colturale per la ricerca dei funghi è risultato negativo ed è rimasto negativo fino alla fine del periodo di controllo di 10 settimane.Ha però effetti collaterali quali:  ipersalivazione, anoressia, perdita di peso, vomito .

E’ da tenere presente che la sola Clorexidina come trattamento topico nelle micosi è stata valutata come totalmente inefficace.

(Moriello)

Il suo utilizzo quindi è sempre consigliato in formulazioni che comprendano anche altri principi attivi.

E’ però da ricordare che il trattamento topico nel cane e gatto è sempre da intendere generale.
Questo perché le forme fungine possono facilmente spostarsi  soprattutto in cani dal pelo lungo e quindi un trattamento solo nel punto della lesione (come invece avviene sull’uomo) risulterebbe del tutto inefficace.

Inoltre, l’uso del Betadine localmente, con piccole toccature, può aiutare a rallentare lo sviluppo del fungo.

Cura della micosi (tigna) nel cane e gatto: quanto tempo dura la terapia?

La durata del trattamento è un punto cruciale e da valutare sempre anche in base all’esito degli esami di controllo che vanno effettuati  nel corso della terapia.
E’ infatti noto che, anche se esiste una remissione dei sintomi, se il fungo è ancora presente sul paziente, appena si termina il trattamento, riprende la sua crescita, potendo quindi rimanere infettante anche per gli altri soggetti  di casa.

Non si può purtroppo dare una previsione dei tempi di guarigione, in quanto moltissime sono le variabili che determinano la riuscita ed il successo terapeutico.
Ciò che si può dire è che ci vogliono almeno 3 settimane / 1 mese di cura, da non interrompere però senza aver fatto il corretto accertamento, ma i tempi potrebbero essere molto più dilatati.

La conferma deve derivare dalla coltura, da effettuare in più step.

Una prima coltura a 2/3 settimane dall’inizio della terapia (tempo di crescita circa  10 giorni che potrebbero però non essere sufficienti) se negativa, viene ripetuta dopo circa 2/3 settimane.
Un ulteriore conferma negativa potrebbe essere poi confermata con un’ultima coltura.
E’ importante sospendere i trattamenti qualche giorno prima del prelievo per la coltura al fine di non inibire la crescita.

Ovviamente i protocolli saranno da valutare in base al tipo di fungo e al soggetto trattato.

Il  M. gypseum, ad esempio sarà meno infettante per gli altri soggetti e spesso riesce ad essere autolimitante, mentre per il M. Canis il trattamento, soprattutto in cani e gatti con pelo lungo e predisposizione, la terapia potrebbe essere molto lunga.

Trattamento ambientale contro le micosi

E’ da ricordare inoltre che anche il trattamento dell’ambiente è molto importante.

Una scarsa decontaminazione ambientale potrebbe ridurre l’efficacia del trattamento, perché consentirebbe la ricontaminazione.

Cosa fare quindi?

  • utilizzare aspirapolveri con sacchetto monouso da distruggere dopo l’uso e passare soprattutto nelle zone di maggior stazione dell’animale;
  • lavare le superfici con prodotti attivi contro i funghi (candeggina).
    E’ da notare che, anche in questo caso, la clorexidina si è mostrata inefficace
  • lavare ad alte temperature (con strumenti a vapore a 100°) tappeti, moquette, divani ecc.

Bene, per oggi è tutto.
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Bibliografia
  1. Approccio terapeutico alle dermatofitosi del cane e del gatto
    TERAPIA IN DERMATOLOGIA VETERINARIA
    Andrea Peano Dipartimento di Produzioni Animali, Epidemiologia ed Ecologia, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Torino
  2. DERMATOFITOSI NEL CANE E NEL GATTO